Marilena Badolato

ACCA2O. Un mondo d’acqua. La figura femminile è immersa nell’acqua, una specie di liquido amniotico, ma questa volta è Lei ad essere contenuta, e a non contenere. Qui il corpo femminile parla di una sorta di maternità al contrario: l’acqua circonda e contiene, come un bozzolo, un corpo agile e snello rappresentato da pennellate nervose, di una naturalità che sembra liquefarsi nel liquido che lo avvolge. L’acqua che avvolge e lentamente sconvolge. Da Serenamente, 2012 olio e acrilico su tela, dove il volto, occhi e bocca chiusi naturalmente in una verosimile apnea salvifica, sembra godere dell’estasi del liquido che isola, allontana, rende unici e soli, fino a Luce e ancora oltre fino a Avanza, ambedue olio e acrilico su tela, dove l’acqua ha ormai vinto e inonda, illuminandoli di luce di bagliori azzurrini, un ipotetico paesaggio, le opere, la parete.

In mezzo Sei sola, nell’acqua, – sola racchiusa raggomitolata- bozzolo di creatura confusa dal liquido, e Lo sarai, sola, premonizione di piccola creatura cullata dall’acqua. In Dolcemente l’acqua dona plasticità, spinge in alto i capelli appena immersi e già sciolti nel liquido, occhi e bocca chiusi, ma in un’apnea permeabile: come se il liquido si appropriasse di quel corpo e quel volto confondendoli nella sua liquidità, mai annullandoli. In H2O, che dà il nome alla mostra, azzurra più azzurra è l’acqua, mentre il volto è assorto in pensieri fluenti. Ma in Libera, finalmente,- esci dal gorgo- liberata dall’acqua. Ti offri al presente.

Il colore acqueo crea bagliori di luce, sfumature di mille onde che ricoprono, donando un senso di quasi smarrimento. Mentre in Scendi il corpo anatomicamente perfetto, anche se per metà confuso nell’acqua, si immerge nel liquido per sua volontà, plastico tuffo, in Discesa, Lei è immersa, inconsapevolmente, e a proteggersi racchiude le braccia a proteggere il viso, le gambe racchiuse a proteggere l’essere. In Non importa il corpo femminile sembra ormai galleggiare dentro quasi una morte immortale. E’ l’acqua a parlare tutto attorno di colore d’azzurro e della sua consistenza. E’ l’acqua che cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta…

[L’acqua]… E mormora e urla, sussurra, ti parla, ti schianta, / evapora in nuvole cupe rigonfie di nero / e cade e rimbalza e si muta in persona od in pianta / diventa di terra, di vento, di sangue e pensiero. / Ma a volte vorresti mangiarla o sentirtici dentro, / un sasso che l’ apre, che affonda, sparisce e non sente, / vorresti scavarla, afferrarla, lo senti che è il centro / di questo ingranaggio continuo, confuso e vivente. Acque. Francesco Guccini

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